"Caro sindaco, sposaci"

(il Tirreno — 27 dicembre 2009 pagina 13)
SAN MINIATO. Si amano. Vogliono convolare a nozze. Un’unione simbolica, tanto per cominciare. E a questo proposito hanno chiesto al proprio sindaco di sposarle. Com’è successo a Torino, con l’iniziativa presa dal primo cittadino Sergio Chiamparino, che ha fatto e sta facendo discutere. Si tratta di due lesbiche residenti nel comune di San Miniato (nella frazione di San Miniato Basso). Loro sono Barbara Monti, 32 anni, e Michela Cioni, 35 anni. Si sono conosciute cinque anni fa e da allora il loro è un legame fortissimo, indissolubile, scolpito nella roccia. Da quattro anni convivono. Rispetto a tante altre coppie nella loro situazione, la loro scelta non è stata minimamente osteggiata. Ha trovato il terreno fertile della comprensione, sia tra la gente del posto che, cosa più importante, fra i rispettivi familiari. Sia Barbara che Michela, infatti, lavorano nell’azienda del padre della prima, un calzaturificio. Le due giovani sono una coppia come tante altre e vogliono essere considerate al pari delle coppie eterosessuali. Rivendicano gli stessi diritti: intendono raggiungere al più presto il traguardo del matrimonio e, successivamente, quello di metter su famiglia. Vorranno anche un bambino da accudire, da crescere, a cui pensare. “Mobiliti la sua coscienza e ci sposi, signor sindaco”. E’ la richiesta che Barbara Michela rivolgono a Vittorio Gabbanini, a capo della giunta comunale di San Miniato, il quale dovrà ora pronunciarsi rispetto alla domanda ufficiale di una celebrazione-simbolo del matrimonio tra le due. Proprio com’è successo alcuni giorni fa a Torino. «Insieme - hanno scritto Barbara e Michela nella lettera indirizzata al sindaco Gabbanini - formiamo una coppia stabile. Ci amiamo, provvediamo ai nostri reciproci bisogni, condividiamo le stesse gioie, gli stessi dolori e tutto ciò che il lavoro ci offre ogni giorno». Per questo chiedono al primo cittadino sanminiatese «un segnale, un gesto puramente simbolico, ma in grado, da solo, di far comprendere al resto della cittadinanza che amministra come non possano esistere cittadini di serie A e di serie B». Per poter raggiungere il loro scopo, Barbara e Michela hanno aderito all’iniziativa “Mille Chiamparino” lanciata dal portale internet “Gay.it”, che dalle sue pagine telematiche permette a tutte le coppie omosessuali che lo vogliono di scrivere direttamente al proprio sindaco. «Se Gabbanini acconsentisse - spiega Barbara Monti - sarebbe il più bel regalo di Natale che potremmo ricevere. Abbiamo preso in considerazione la Spagna, ma poi abbiamo pensato che non fosse giusto abbandonare il nostro paese, l’Italia. Potremmo decidere di andare all’estero per motivi di lavoro o per mia libera scelta, non per costrizione. Questa cosa ci fa rabbia, siamo cittadine italiane, siamo nate qui e vogliamo anche noi i diritti che ci spettano». Scambiando qualche parola con loro, sono bastati pochi minuti per capire la serenità che ammanta il rapporto tra Barbara e Michela. Perché non abbattere quegli ostacoli che si frappongono tra loro, il loro profondo amore, e la possibilità di investire nel futuro? «Ormai ci conosciamo bene - ci dice ancora Barbara -, siamo una cosa sola. Perché non possiamo avere l’opportunità di comprarci una casa e andare insieme in banca a firmare un mutuo per l’acquisto dell’immobile? Perché, nel caso di malattia di una delle due, l’altra non può essere considerata dai medici il punto di riferimento?». La parola al sindaco Gabbanini. - Cristiano Marcacci

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