Regina e don Francesco, trans e prete in cattedra per parlare di famiglia
il Tirreno — 28 febbraio 2010 pagina 10 sezione: PISA
CASCINA. Che in una scuola superiore gli studenti abbiano modo di parlare di omosessualità e di omofobia non è facile. Che poi riescano a farlo confrontandosi con una transessuale, con giovani omosessuali e un prete sembra addirittura impossibile. Invece è accaduto al Pesenti. E a volerlo sono stati gli stessi alunni. Martedì è iniziata la “settimana alternativa”: i ragazzi hanno deciso i temi da affrontare con incontri e dibattiti. Ieri, il più atteso: ospiti la leader transessuale Regina Satariano, tre esponenti dell’Arcigay di Pisa - Giacomo, Federico e Pietro - e il parroco di Mezzana don Francesco Fabrizio, autodefinitosi “prete di strada”. Prima Regina, poi lo studente universitario Giacomo, hanno raccontato le loro esperienze di vita, dalla scoperta del proprio orientamento sessuale fino al quotidiano scontro con le discriminazioni. Gli studenti hanno ascoltato, applaudito, e dibattuto. In particolare, quando Giacomo ha rivendicato il diritto per le coppie omosessuali ad avere figli, uno studente è intervenuto per dire che non era d’accordo. «Per come la vedo io - ha detto lo studente - che due gay possano avere un figlio è una cosa che va contro natura, e credo che un figlio debba crescere con una figura femminile ed una maschile come propri genitori e punti di riferimento». Gli ha risposto Pietro. «Chiaramente - ha replicato l’esponente dell’Arcigay - due omosessuali non possono avere un figlio in senso biologico, ma certo possono allevarlo, con tutto l’affetto e l’amore che un genitore può garantire al proprio figlio. E il discorso di andare contro natura è labile perché oggi sono molte le cose che gli uomini fanno contro natura, pensiamo ad esempio all’uso degli antibiotici, al solo scopo di migliorare e rendere più felice la loro vita. Infine, bisogna riflettere anche sulla realtà. Oggi in Italia si stimano circa 400mila figli cresciuti da coppie gay o lesbiche: perché a questi figli e a questi genitori si complica la vita, impedendo il riconoscimento legale?». «Di fronte alla prospettiva di avere un figlio - ha quindi detto Regina - personalmente ho fatto un passo indietro. Perché, data la mia condizione di transessuale, sarebbe cresciuto tra le difficoltà e le discriminazioni di un mondo ancora non pronto». Don Fabrizio, che ha parlato soprattutto di bullismo nelle scuole, è stato messo alle strette dagli studenti: «Ma insomma, ci vuol dire che ne pensa lei dei gay?». La risposta del giovane parroco è stato un aneddoto evasivo, che i ragazzi hanno salutato con una simpatica bordata di fischi, in cui era racchiuso tutto lo spirito della “settimana alternativa”. Una settimana in cui gli studenti hanno voluto vederci chiaro sul mondo che aspetta loro, con testimonianze dirette e facendo a meno, un volta tanto, dei farraginosi e antiquati programmi scolastici. - Guido Bini








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