Sulla Resistenza la scuola si divide
(da il Tirreno — 29 aprile 2009 pagina 03 sezione: PONTEDERA)
PONTEDERA. «Una mattina mi son svegliato...», canta la bella voce che salta fuori dall’impianto stereo, mentre le immagini proiettate mostrano gente in armi, giovani partigiani in bianco e nero, cortei pieni di striscioni e gente arrabbiata, militari tedeschi, macerie, morti ammazzati. I ragazzi del “Montale” sono divisi, davanti a “Bella ciao” c’è chi si aggiunge al coro e tiene il tempo con le mani, e c’è chi mugugna, chi ridacchia, chi scuote la testa e fa pollice verso. Più in generale, sono divisi sul significato della Resistenza, su come convenga ricordarla, su come se ne debba parlare. Ieri al Liceo linguistico “Montale” di Pontedera non c’era lezione. Neanche l’altro ieri, c’era. E non ci sarà oggi. Tre giorni di scuola fatta in un altro modo. «L’idea l’hanno lanciata i rappresentanti d’istituto Eva Dal Canto e Federico Mazzantini - dice Marco Mannucci, uno dei loro insegnanti - Dopo aver parlato con gli altri sono andati dalla preside chiedendo il permesso di prendersi del tempo per organizzare incontri e dibattiti sui più scottanti temi dell’attualità». Sono quelli che creano attriti e polemiche i temi scottanti: omosessualità, religione, immigrazione. Sì, anche la Resistenza è un argomento che crea fratture, scollamenti (basta vedere i tentennamenti del nostro premier: “Vado o non vado?”). Infatti ecco, dall’impianto stereo c’è la voce di Ascanio Celestini che canta “Poveri partigiani” e una parte dei ragazzi ascolta attenta, un’altra è insofferente. E sono tanti, questi ragazzi, soprattutto a vederli tutti insieme nel grande atrio, raccolti come quando ci sono le assemblee: chi non ha trovato posto sulle sedie si è sistemato per terra, o sulle scale. E sono parecchi quelli che dei filmati e dei canti farebbero volentieri a meno. Lo si capisce dal parlottio stizzito che serpeggia nonostante l’insofferenza di chi vorrebbe seguire. Martina, che legge al microfono le parole di Antonio Gramsci (“L’indifferenza è il peso morto della storia..”), è costretta più volte a fermarsi e a dire «Fate silenzio, chi non è interessato può tornare in classe». Uno dei filmati è disseminato di bandiere con falce e martello: «Eh no», sbotta una ragazza mora, «così diventa una celebrazione di sinistra!». «Sulla Resistenza ci si schiera o da una parte o dall’altra», dice Mannucci. E non solo su quello, ovviamente. Lui, che qui insegna anche storia, lo sa bene. «Quando si arriva al Novecento, lo vedi che le distinzioni vengono fuori. Per esempio, per tanti giovani, l’idea di fascismo non ha connotazioni negative. Molti la percepiscono come un valore. “E allora le leggi razziali?”, tu dici. Fanno spallucce. Danno più importanza ad altri aspetti». Quanti sono quelli che la pensano così? «La metà, direi». L’insegnante Mannucci si è accorto che «qualcosa si è rotto, nel tessuto sociale. Negli ultimi anni si percepiscono sempre di più sentimenti come il razzismo e l’intolleranza. Per questo è importante parlare di questi temi, cercare il confronto». Mercoledì scorso i ragazzi hanno incontrato don Armando Zappolini per parlare di Libera e della lotta contro le mafie (la 4B del “Montale” sta pianificando un viaggio in Sicilia: una settimana di permanenza e lavoro sulle terre confiscate a Cosa nostra). Oggi si parlerà di diversità: interverranno, tra gli altri, l’Arcigay, l’Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti). «Vedrà che anche la prossima volta le scintille non mancheranno», dice qualcuno. Intanto ci sono gruppi di allievi che hanno dato vita a una redazione per raccontare queste giornate “alternative”, altri registrano commenti per la web radio, altri ancora si sono inventati una classe di fumetto per trasmettere il senso degli incontri a mezzo vignetta. Riguardo alle scintille, ben vengano: anche quelle sono un esercizio di democrazia. Andrea Lanini








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